Rispondendo a un articolo del Corriere della Sera (7 dicembre 2010) sull’housing sociale in cui si prospettava la costruzione di quarantamila alloggi a canone contenuto, il delegato Anci alle Politiche abitative, Roberto Tricarico, ha detto: «Bene l’housing sociale, i Comuni sono pronti a far decollare sul proprio territorio i progetti finanziati dal programma di edilizia privata sociale, ma per aiutare le famiglie alle prese con le difficoltà quotidiane per arrivare a fine mese, è urgente mettere mano alla riforma delmercato privato della locazione».
Un passaggio dell’articolo citato da Tricarico descrive così il significato dell’operazione hosing sociale: «La traduzione letterale di social housing è edilizia privata sociale, le ascendenze migliori vengono dall’Olanda e dall’Inghilterra e si differenzia dalle case popolari perché quest’ultime vengono realizzate grazie a contributi pubblici a fondo perduto (almeno dell’80%) e poi cedute in affitto a un canone molto basso, in media 100 euro al mese. L’ housing sociale si rivolge invece a quella fascia di popolazione che non è abbastanza povera da chiedere l’assegnazione di case popolari e che nello stesso tempo non riuscirebbe a pagare i prezzi di mercato. Il canone medio dell’housing sociale su una piazza come Milano si aggira sui500 euro al mese, sensibilmente meno degli affitti standard».
Nell’attesa (che si fa sempre più lunga, ricordate il famoso “Piano Casa”, quello che doveva risolvere l’emergenza abitativa e finito nel nulla?) che si costruiscano i quarantamila alloggi Tricarico ricorda che «il peso del canone sul reddito ha raggiunto percentuali superiori al 60% nelle nostre città e per le persone sole è diventato insostenibile».
Chi si trova in questa situazione non potrà certo aspettare la costruzione degli alloggi ma ha bisogno di un aiuto concreto subito, adesso.
E l’unico modo per far sì che dalle parole si passi ai fatti è la riforma del mercato delle locazioni.
Come? «Di fronte ad una situazione di canoni alti e di redditi bassi – così Tricarico – non resta che introdurre forti incentivi per chi affitta a canone concordato e significativi contributi agli inquilini, anche con la totale detrazione dell’affitto dalla denuncia dei redditi»


